2° episodio - rizzuti.it

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DOMINUS VOBISCUM



l ricordo fu vivido e richiamò alla sua mente tutti i particolari di quei giorni: il momento dell’ingresso in seminario, il pianto della madre, la camerata e la mensa, dove era obbligatorio mangiare tutto.
Naturalmente non mancavano gli scherzi con i compagni di corso, le sfide a calcetto e bigliardino, le partite di calcio in quel campo polveroso.
Ma non tutti i ricordi erano piacevoli, come la rigidità del Rettore.
Le punizioni impartite dal Padre Prefetto erano temute da tutti, ed alcune volte anche senza significato, come quella di stare in ginocchio di fronte alla Madonnina per ore e ore, fino a creare i calli alle ginocchia.
Lo studio del latino era intenso e per prose e poesie era tassativa la memorizzazione obbligatoria.
Lo studio avveniva in un freddo camerone, con tanti tavolini, dove ognuno aveva tutto l’occorrente personalizzato, dalla matita alla penna, dai quaderni con la copertina nera, ai libri; era tutto etichettato con nome, cognome e classe.
E già, "la classe", perché era in quello stanzone che studiavano tutti i seminaristi della scuola media.

Dopo il primo anno nel seminario, Gennarino si rese conto di non condividere tutti i precetti impartiti, e di non capire la disparità di trattamento riservata ai più cari amici.
Secondo lui l'uomo doveva essere preferito alle regole, e i ruoli delle famiglie nella società erano secondari rispetto alla qualità della persone.
Purtroppo non era così.
Il figlio del Farmacista era sempre coccolato, mentre il figlio del Contadino aveva continui richiami e molte volte era punito, facendogli saltare la cena.
Le uniche persone che Gennarino ricordava con affetto erano le suore che erano addette all’organizzazione delle pulizie del palazzo e al controllo della preparazione dei cibi.

Suor Camilla, quando distribuiva la merenda, aveva un occhio di riguardo per lui, perché il ragazzo si presentava magro e pallido in viso.
Alcune volte lo abbracciava dicendogli:
“Non preoccuparti, vedrai che un giorno diventerai Monsignore”.






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